“I giovani potrebbero essere più protetti dal coronavirus”

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“I giovani potrebbero essere più protetti dal coronavirus”

I giovani sotto i 20 anni sarebbero meno vulnerabili al coronavirus: questo è l’esito di una ricerca pubblicata su Nature Medicine.

I giovani sarebbero meno vulnerabili al coronavirus e, quando contagiati, presenterebbero più raramente i sintomi clinici tipici del Covid-19: questo è quanto suggerisce l’esito di uno studio pubblicato su Nature Medicine. I ricercatori, infatti, hanno osservato un’incidenza minore del virus tra bambini e ragazzi pari alla metà rispetto alle persone più adulte. E questo, secondo gli autori, potrebbe essere spiegato dalla minore suscettibilità alle infezioni da parte di chi rientra in questa fascia d’età, oltre alla minore propensione di quest’ultimi a mostrare i sintomi clinici.

I ricercatori, quindi, hanno adattato un modello matematico strutturato per età ai dati epidemici provenienti da Cina, Italia, Giappone, Singapore, Canada e Corea del Sud

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Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha evidenziato una maggiore protezione dal coronavirus dei giovani under 20.

Esiti dello studio

In base ai dati raccolti, gli studiosi hanno osservato che la percentuale di giovani positivi al coronavirus fosse la metà rispetto agli altri e che i positivi avessero manifestato sintomi clinici soltanto nel 21% dei casi. Inoltre, gli autori hanno simulato le epidemie in quasi 150 città sparse per il mondo rilevando come la diffusione del virus – in assenza di misure di contenimento – variasse in relazione all’età media della popolazione. In altre parole, in questa simulazione il numero di casi positivi al Covid-19 è risultato maggiore nelle città popolate da persone mediamente più anziane mentre nei centri urbani “più giovanili” si sono registrate maggiori infezioni asintomatiche o con sintomi lievi.

Nonostante ciò, gli autori sottolineano che l’indice di contagiosità non avrebbe una specifica correlazione con l’età media, così come la variabile del reddito. Inoltre, osservano gli studiosi, seppur la diffusione del virus possa risultare inferiore nei Paesi con meno risorse economiche, è altrettanto vero che la coesistenza di patologie che si registra maggiormente in questi luoghi potrebbe aggravare le conseguenze dovute al coronavirus in caso di positività.

“Comprendere il ruolo dell’età nella trasmissione e la gravità della malattia è fondamentale per determinare il probabile impatto degli interventi di distanziamento sociale sulla trasmissione SARS-CoV-28, in particolare quelli rivolti alle scuole, e per stimare l’onere globale atteso dalla malattia” aggiungono i ricercatori che affermano la necessità di proseguire con le ricerche per indagare più approfonditamente, soprattutto sulla contagiosità degli asintomatici.

FONTE: Nature Medicine

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