Dormire in coppia migliora sonno e memoria

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Dormire in coppia migliora sonno e memoria

Una ricerca condotta in Germania ha evidenziato i vantaggi del sonno condiviso con il proprio partner sulla qualità del riposo e, di conseguenza, su alcune capacità cognitive tra cui memoria e capacità di problem solving.

Dormire la notte al fianco del proprio partner migliora la qualità del sonno, la socialità e le prestazioni cognitive tra cui memoria, capacità di problem solving e creatività: lo rivela uno studio tedesco pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry. Rispetto agli studi precedenti, i cui esiti sono risultati spesso contraddittori e i metodi carenti di strumenti di misurazione dei dati polisonnografici, gli esperti del Center for Integrative Psychiatry (Zip) hanno studiato gli effetti della presenza di un partner nel proprio letto sulla neurofisiologia del sonno individuale e diadica

I ricercatori, infatti, hanno preso in considerazione alcune variabili durante le diverse fasi del sonno, in particolare la durata e la profondità, prendendo in considerazione sia i singoli partecipanti, sia la coppia. 

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Una ricerca ha evidenziato i vantaggi del sonno condiviso con il proprio partner sulla qualità del sonno e su alcune capacità cognitive.

Dormire in coppia ed effetti sul benessere mentale: lo studio

Gli studiosi hanno osservato in laboratorio 12 coppie eterosessuali, giovani e sane, sottoposte a polisonnografia, un test che consente di misurare oggettivamente la qualità del sonno rilevandone alcuni parametri fisiologici tra cui attività cerebrale, muscolare, respiratoria e cardiaca. In aggiunta, gli esperti hanno somministrato ai partecipanti un questionario per avere informazioni sulle caratteristiche relazionali delle coppie, livello di intimità e coinvolgimento.

GLI ESITI – Sono emersi diversi vantaggi del dormire in coppia:

  • rispetto al sonno individuale, dormire insieme è associato ad un incremento del 10% in più di sonno REM;
  • in generale, la condivisione del sonno migliora la qualità della fase REM rendendola meno frammentata;
  • le coppie con più affiatamento hanno fatto registrare una maggiore sincronizzazione degli schemi del sonno.

Gli autori sottolineano come il miglioramento qualitativo della fase REM influisca positivamente sulle capacità mnemoniche, il problem solving e le interazioni sociali.  

«Un altro potenziale meccanismo da prendere in considerazione negli studi futuri è il modo in cui un partner altera i livelli di stress prima e durante il sonno. La presenza di un partner potrebbe facilitare la percezione di un ambiente di sonno “sicuro”, mentre il sonno in isolamento potrebbe rappresentare un fattore di stress», aggiungono gli esperti.

«Il supporto sociale e la profondità delle relazioni – concludono gli autori – potrebbero essere importanti cofattori. Pertanto, il presente studio solleva importanti questioni da chiarire in futuro, vale a dire se la stabilizzazione del sonno REM indotta dal co-sonno è  parte di un ciclo di feedback positivo evolutivo per il sonno e la socialità: un meccanismo attraverso il quale le relazioni potrebbero prevenire le malattie mentali».

FONTE: Frontiers in Psychiatry

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